Il criptodorchismo

Già all’atto della nascita si nota spesso l’assenza di uno o di entrambi i testicoli (gonadi) dallo scroto. Tale situazione viene segnalata ai genitori e viene loro raccomandato di porre attenzione, nei mesi successivi e con la crescita, all’eventuale modificazione del quadro. In molti casi questo avviene ed i testicoli, entro breve tempo, occupano la loro naturale posizione.
Esistono però situazioni nelle quali tale risoluzione non si osserva per i motivi che andrò brevemente ad esporre in questo scritto.

l testicolo trae origine da una struttura situata all’interno dell’addome embrionale: il mesonefro. Questa struttura già contiene le cellule germinali che daranno origine agli spermatozoi quando, all’atto della pubertà, gli ormoni maschili ne promuoveranno la differenziazione e la maturazione. Si tratta di una struttura ovoidale di grandi dimensioni, se rapportate a quelle dell’addome embrionale, e nella sua estremità inferiore è collegata alla porzione più bassa dell’embrione stesso da una struttura fibrosa detta gubernaculum testis. Tale fibra ha la funzione di “guida” del testicolo il quale, seguendone la trazione, riesce ad arrivare nel punto dove essa è impiantata.

La crescita dell’embrione è prevalente nel senso della lunghezza. Dato che l’embrione si allunga ma non il gubernaculum, si ha come risultato un’apparente “migrazione” del testicolo verso il basso, fino ad arrivare (prima della nascita) al fondo dello scroto, dove la fibra termina in condizioni di normalità. Il risultato è che il testicolo viene a trovarsi nello scroto, nel punto dove il gubernaculum l’ha condotto.
In condizioni di normalità (Figura 1) il testicolo esce dall’addome attraversando l’anello inguinale interno, percorre il canale inguinale e ne fuoriesce dall’anello inguinale esterno. Compie un breve tragitto sottocutaneo al di sotto della radice dello scroto e si posiziona nello scroto stesso, fissandosi al suo fondo mediante ciò che rimane del gubernaculum.

In definitiva nel canale inguinale rimane soltanto il funicolo spermatico, cioè un fascio di vasi sanguigni e nervi (deputati alla nutrizione della gonade ed alla sua funzione) nel quale è immerso anche il dotto deferente (la struttura deputata all’emissione degli spermatozoi). Il funicolo è circondato a spirale da un muscolo, denominato cremastere, che ha la funzione, con la sua contrazione, di rendere mobile il testicolo lungo l’asse del canale inguinale promuovendone la retrazione in caso di necessità (ad esempio il freddo o la stimolazione intensa dello scroto). Si tratta di un meccanismo di protezione.
Nello scroto rimane quindi solo il testicolo, più o meno mobile a seconda di quanto il cremastere tende a contrarsi.

Fig. 1 - quadro di normalità

Come si può facilmente notare, nel corso della “discesa” del testicolo possono verificarsi varie evenienze che rendono possibile il realizzarsi della ritenzione testicolare:
1) Il funicolo spermatico può essere breve, e quindi non consentire la discesa completa del testicolo
2) Il gubernaculum testis può impiantarsi in una sede diversa dal fondo dello scroto (ad esempio nel canale inguinale oppure al di fuori di esso, nel sottocutaneo inguinale)
3) Il muscolo cremastere può essere particolarmente attivo e quindi può tendere alla contrazione permanente col risultato di una risalita del testicolo nel canale inguinale
Andrò ad illustrare (con schemi) le varie situazioni nel paragrafo successivo.

LA RITENZIONE TESTICOLARE (criptorchidismo)
Si tratta di una situazione nella quale il testicolo non arriva nello scroto ma si ferma a vari livelli: nel canale inguinale (Figura 2), nel sottocutaneo inguinale (Figura 3) oppure all’interno dell’addome (Figura 4).
 

         
Fig. 2 - Ritenzione inguinale 

  
Fig. 3 - ectopia epifasciale     

 Fig. 4 - ritenzione Endoaddominale

A seconda del livello raggiunto il funicolo può essere più o meno breve e quindi rendere più o meno agevole la risoluzione chirurgica (obbligatoria) della situazione anomala.

VARIANTI
Esistono due altre situazioni che non configurano un vero quadro di ritenzione ma che nondimeno vanno tenute sotto osservazione e sono passibili di risoluzione chirurgica.
La prima (Figura 5) è la condizione di “testicolo migrante”, detto anche “in ascensore”. In questo caso il testicolo, che ha raggiunto lo scroto, viene riportato nell’inguine da una contrazione tonica del muscolo cremastere, A seconda di quanto tempo “soggiorna” nell’inguine si decide la fissazione allo scroto. In condizioni di normale sviluppo questa situazione tende ad autorisolversi.
L’intervento viene compiuto solo nel caso in cui la permanenza del testicolo nel canale inguinale superi (in quanto a tempo) quella nello scroto.
La seconda situazione (Figura 6) è quella di un testicolo non palpabile nello scroto pur essendo presente sotto forma di residuo atrofico, spia di un “incidente vascolare” avvenuto in utero. In pratica, durante la vita intrauterina, il testicolo, normalmente disceso, si torce sul suo asse, strangolando il funicolo. Da questa situazione deriva una mancanza di irrorazione sanguigna che porta, in breve tempo, all’atrofia. Il testicolo, quindi, è nello scroto ma ormai è perso. L’apparenza è quella di una ritenzione (lo scroto è retratto dalla parte dell’atrofia e non si riesce a palpare la gonade): in realtà la situazione è del tutto differente.
 

   
Fig. 5 - testicolo in ascensore (migrante)

     


Fig. 6 - residuo atrofico da pregressa torsione intrauterina

Articolo del Dott. Stefano Tasca, pediatra.
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17/05/2010 - 11:47