Lavoro: Pari o Dispare, necessaria un’Authority contro le discriminazioni di genere

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Che la condizione della donna sia triste, in Italia, è un fatto sotto gli occhi di tutti: “L’Italia è tra gli ultimi posti in Europa su quasi tutti gli indicatori che misurano l’equiparazione delle donne”. Pubblichiamo quindi volentieri il comunicato stampa a seguito della conclusione dei lavori del convegno organizzato dal Comitato Pari o dispare che rileva la necessità di una Autority contro le discriminazioni di genere... e, aggiungiamo noi, la vorremmo tutta al femminile!

Bonino: “Destinare alla conciliazione lavoro/famiglia le risorse derivanti dall’aumento dell’età pensionabile”.

Un'Authority che vigili contro le discriminazioni di genere, l’impiego a favore della conciliazione lavoro/famiglia dei risparmi derivanti dall’aumento dell’età pensionabile delle donne, stimati in 242 mln di euro all’anno, e un osservatorio sulla presenza femminile, qualitativa e quantitativa, nei programmi RAI. Queste le misure più urgenti per affrontare il problema della sotto occupazione e sotto rappresentazione delle donne nella vita politica, economica, istituzionale. E’ quanto emerso oggi durante il convegno “Questione femminile, questione Italia”, organizzato dal comitato Pari o Dispare, svoltosi al Senato alla presenza dei più alti rappresentanti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale e delle parti sociali.  

“L’Italia è tra gli ultimi posti in Europa su quasi tutti gli indicatori che misurano l’equiparazione delle donne”, ha evidenziato la vice presidente del Senato e presidente onoraria del Comitato Pari o Dispare, Emma Bonino. ”Questo contrasta con il fatto che le donne si laureano più e meglio degli uomini, che negli ultimi 30 anni hanno raggiunto livelli di responsabilità in tutti i settori del mercato, con gli studi secondo i quali l’impiego di donne in posizione di alta responsabilità migliorano i risultati delle aziende, con l’evidenza che i talenti le risorse al femminile potenziano le capacità produttive del Paese”.

Le conseguenze economiche e sociali di questi squilibri sono gravi. “L’insufficiente occupazione femminile (46,3%) limita la crescita economica del Paese, espone le donne all’indigenza, la mancanza di politiche di conciliazione ostacola la scelta di maternità, espelle le donne dal mercato del lavoro o ne limita la carriera”, aggiunge Cristina Molinari, presidente del Comitato Pari o Dispare. “In un contesto dove oltre il 50% della popolazione italiana è politicamente sottorappresentata, si aggiunge una raffigurazione mediatica delle donne stereotipata, riduttiva e lesiva che impedisce l’evoluzione dei modelli culturali e condiziona le aspirazioni delle giovani donne. Per questo chiediamo alle aziende di sottoscrivere il nostro Manifesto per l’uso responsabile dell’immagine femminile in pubblicità”. Durante il convegno la casa di produzione "Non Chiederci La Parola" ha presentato "La réclame", web series che ironizza sulle pubblicità lesive.

Il comitato Pari o Dispare ha avanzato tre proposte:
1. L’istituzione di un’Authority contro le discriminazioni di genere che vigili sul rispetto del principio di uguaglianza tra uomini e donne, promuova e rafforzi l’effettiva parità tra i generi.
2.L’uso dei risparmi derivanti dall’equiparazione dell’età pensionabile tra donne e uomini nella PA (3.750 milioni in dieci anni, di cui 1.450 dalla sola equiparazione, e a regime 242 milioni all’anno) vincolati al finanziamento delle misure a favore della conciliazione tra vita familiare e attività lavorativa.
3. L’inserimento nel Contratto di servizio RAI di un osservatorio sulla presenza femminile nei programmi sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

 Comunicato stampa Pari o Dispare

25/01/2011 - 09:17