E' vero, gli ambienti dove vivono i nostri bambini sono profondamente cambiati, le modalità di vivere le città lo sono, gli spazi i tempi e anche le relazioni. L'infanzia che ho vissuto io proprio non c'entra niente con quella dei miei bambini, la stragrande maggioranza dei bambini non ha spazi e tempi da poter gestire senza nessun adulto che indichi loro cosa devono fare e come. 

Questa settimana ho partecipato ad una giornata di studio presso l'università degli studi di Verona riguardo a questo argomento. L'aspetto che mi ha incuriosito e mi ha fatto scegliere di partecipare nonostante la distanza è stato proprio questo accostamento, il linguaggio e la motricità.

Molto spesso mi confronto con medici pediatri ma anche genitori che credono che la psicomotricità sia una “sorta di terapia” che va affrontata quando proprio non se ne può fare a meno, quando un eventuale problema di comportamento venga segnalato da più parti (scuola, parrocchia, corsi sportivi...), rimanendo nell'attesa che il bambino “maturi” anche se egli stesso già si percepisce come inadeguato rispetto alle richieste del mondo esterno.

Mi è capitato nei giorni scorsi di confrontarmi con una insegnante della Scuola Primaria che occupandosi dell'educazione motoria, per favorire la lateralizzazione dei bambini della prima classe proponeva un lavoro con i braccialetti colorati intorno ai polsi.

La dominanza neurologica viene determinata in ognuno di noi geneticamente ed è presente fin dalla nascita.Per dominanza neurologica si intende un emisfero cerebrale che "prevale" nell'iniziativa motoria sull'altro. Questo determina l'impossibilità dell'esistenza di cosiddetti ambidestri, in quanto non è possibile che uno dei due emisferi non prevalga sull'altro.

E' una disciplina educativa relativamente nuova che nasce negli istituti francesi di neuropsichiatria negli anni '50.